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Salute visiva: quanto pensiamo alla nostra vista?

Il 19 settembre un incontro degli ortottisti tra prevenzione, tecnologia e fragilità

Si vede bene da bambini, si vede meno bene invecchiando: ma quanto ci pensiamo davvero, prima che sia troppo tardi? Sabato 19 settembre Mestre diventa il punto d’incontro dell’ortottica. Ortottisti veneti, insieme a una delegazione nazionale metteranno al centro un tema che riguarda tutti, a ogni età: la salute degli occhi.

Dalla prevenzione nei più piccoli alla tutela dell’autonomia degli anziani, passando per le nuove tecnologie diagnostiche, la riabilitazione e i modelli di assistenza sul territorio, l’appuntamento al Best Western Plus Hotel Bologna riunirà professionisti e studenti per discutere di un settore in piena trasformazione, spinto dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita delle patologie croniche e dall’aumento delle condizioni di fragilità.

L’iniziativa è promossa dalla Commissione di albo nazionale degli Ortottisti della FNO TSRM e PSTRP, in collaborazione con le Commissioni di albo territoriali del Veneto, e nasce dall’urgenza di ripensare la professione alla luce di bisogni di salute sempre più complessi.

«La salute visiva – afferma Lucia Intruglio, presidente della Commissione di albo nazionale – deve essere considerata lungo tutto l’arco della vita, non soltanto quando compare una difficoltà» è il principio guida dell’incontro. L’Ortottista, professionista sanitario dell’area della riabilitazione, interviene infatti a tutto campo: prevenzione, valutazione della funzione visiva, diagnostica e riabilitazione, con l’obiettivo di preservare autonomia, sicurezza e qualità della vita delle persone.

La giornata sarà l’occasione per guardare al futuro della professione. Quali competenze che servono? Come cambia la formazione? Come si integra il lavoro dell’Ortottista con quello delle altre professioni sanitarie?

«Investire nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella riabilitazione – sottolinea Intruglio – significa intervenire non solo sulla funzione visiva, ma sull’autonomia, sulla sicurezza e sulla qualità della vita delle persone, riducendo al tempo stesso il peso sociale ed economico della perdita visiva».

 

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