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CRITICITÀ DELL’ISONZO: IL SINDACO ZIBERNA SCRIVE AL MINISTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA  

L’urgenza di interventi strutturali, la revisione delle modalità gestionali per la salvaguardia dell’alveo e della portata dell’Isonzo e la tutela dell’ecosistema fluviale: questi gli argomenti affrontati dal sindaco, Rodolfo Ziberna, nella lettera inviata al ministero della Transizione Ecologica e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e per conoscenza al vice premier Antonio Tajani e all’assessore regionale all’Ambiente, Fabio Scoccimarro. In vista della riunione della Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia in programma in Slovenia mercoledì 30 settembre, il primo cittadino ribadisce la forte preoccupazione per le gravissime e ricorrenti criticità che interessano la parte taliana del fiume, peraltro già rappresentate più volte al governo.

La missiva inizia facendo presente il preoccupante prosciugamento del corso d’acqua, che nel tratto immediatamente a valle del confine di Stato ha raggiunto livelli drammatici con una secca eccezionale che ha determinato un’importante moria di pesci e che penalizza pesantemente il comparto agricolo ed enogastronomico isontino. Gli agricoltori hanno compiuto sforzi enormi per ottimizzare la risorsa idrica passando all’irrigazione a pioggia, ma la gestione attuale dei flussi continua a mettere in ginocchio il territorio, spiega il sindaco: “Le criticità odierne risentono pesantemente dei rilasci intermittenti (hydropeaking) dell’impianto idroelettrico sloveno di Salcano, che vengono calcolati su base portate medie e non su un deflusso costante a tutela dell’intero ecosistema. Non v’è dubbio che i rilasci minimi attuati dalla diga rispettino gli accordi presi in seno alla Commissione, ma a fronte della nuova situazione climatica, fortemente connessa a un naturale abbassamento della falda freatica, è sempre più urgente e improcrastinabile rideterminare un valore di portata minima che permetta di tutelare la fauna ittica e l’ambiente fluviale, come previsto dalla normativa comunitaria”.

I parametri utilizzati sono stati definiti ormai cinquant’anni fa con gli accordi del 1975 e quindi risultano del tutto incoerenti con la situazione attuale e con le direttive comunitarie (in particolare la Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE). “È improponibile ridurre la gestione del fiume a una mera spartizione burocratica delle acque tramite il concetto obsoleto di “portata minima”, superato oggi dai moderni standard di “deflusso ecologico” e dalle linee guida europee sui corpi idrici modificati. La tutela della biodiversità del fiume è perseguibile solo con azioni sinergiche di tutti gli attori coinvolti”, prosegue il primo cittadino.

Di qui la richiesta al ministro di farsi portavoce con la controparte slovena di una serie di priorità, cominciando dalla revisione degli accordi e dal deflusso ecologico, promuovendo la revisione formale degli accordi del 1975 e ricalcolando la portata minima dell’Isonzo per garantire la tutela della fauna ittica e del habitat in coerenza con la normativa europea. In secondo luogo la mitigazione dell’Hydropeaking alla fonte, ovvero l’adozione di misure di agendo direttamente sull’impianto di Salcano, evitando così l’impatto distruttivo dei rilasci a intermittenza sul tratto italiano. Una unità di crisi dotata di piena autonomia, in grado di agire celermente e di disporre tempestivamente variazioni delle portate in rilascio in occasione di situazioni critiche contingenti, consentirebbe di salvaguardare l’habitat delle specie ittiche e di evitare il ripetersi di emergenze. E ancora il coinvolgimento nella riunione della Commissione di rappresentanti delle istituzioni del territorio, come peraltro attuato per prassi nelle riunioni in territorio italiano. L’ultima istanza è la realizzazione delle opere di regolazione a monte, quindi lo sblocco degli impegni previsti a livello transfrontaliero relativi alla regolazione dei flussi e al bacino di rifasamento nei siti preposti, nel rispetto degli accordi istituzionali di cooperazione.

Il problema affonda le sue radici in questioni strutturali e transfrontaliere che attendono risposte da troppo tempo, rimarca il sindaco: “Già in base agli accordi di cooperazione firmati a Osimo e nell’ambito della Commissione mista per l’idroeconomia era stato previsto un sistema globale che comprendesse la centrale idroelettrica di Salcano e la costruzione di un bacino di rifasamento con una capacità di circa tre milioni di metri cubi, da realizzare mediante uno sbarramento a Gorizia. Tale opera, pur essendo stata autorizzata dagli Enti competenti e pur avendo visto lo stanziamento delle somme necessarie per la quota italiana, non è purtroppo mai stata realizzata dalla controparte slovena”.

Infine conclude: “Un’infrastruttura di questo tipo risolverebbe definitivamente il problema della portata dell’Isonzo, poiché il suo compito fondamentale è regolare il regime delle acque, distribuendole in modo omogeneo nell’arco della giornata e ottimizzando al contempo la produzione idroelettrica sull’intera asta fluviale. A ciò si affianca la necessità di costituire una task force di tecnici coordinata dalla Direzione regionale dell’Ambiente per monitorare e risolvere in modo strutturale le problematiche di approvvigionamento del settore agricolo”.

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